E’ vero che in questo anno c’è la ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante, ma ci siamo chiesti perché tutta questa partecipazione e soprattutto perché a chi sale sul palco preme così tanto di sottolineare che da sempre è appassionato alla materia? Ma, forse sarà per il privilegio personale accordato a Dante di attraversare l’aldilà, rimanendo immune dalle regole e dalle leggi che ha lui stesso ideato? Chissà!

La Divina Commedia e il pensiero di Dante hanno una chiara matrice legale e di conseguenza si percepisce forte la consapevolezza di cosa è l’illegale, insomma del non legale e della relativa pena e come evitarla.

Per Dante il potere divino non è del tutto slegato dalle leggi: l’eccezione può essere ancorata a un sistema di regole e il diritto può tollerare l’eccezione. Quanti pur non avendo letto Dante aderiscono a questo pensiero, figuriamoci se lo hanno anche letto e apprezzato, anche in giovane età, ne sono sicuramente dei paladini.

Nell’intera Divina Commedia Dante riveste il ruolo di avvocato difensore, di pubblica accusa e di giudice: denuncia, difende, condanna e assolve. Ed è un’opera di un’attualità incredibile. Oggi quanti potenti vorrebbero essere come lui ( Dante). Purtroppo non tutti possono essere così elevati e se uno esiste allora è meglio averlo amico che contro. Non sarà divino non sarà eterno l’importante è che c’è.

Ci sono molti modi di intendere i confini del diritto. Ma cosa accade se a violare i limiti sono proprio quelle autorità pubbliche che dovrebbero farli rispettare anche quando gli imputati sono ai vertici di altre pubbliche istituzioni chiamate anche a dare il buon esempio? E cosa accade quando quest’ultimi invece di aver vergogna ostentano vicinanza, fratellanza e appartenenza a quelle autorità pubbliche che dovrebbero far rispettare i limiti perché sia chiaro a tutti dei loro privilegi?

Dante immagina l’aldilà come un ambiente fortemente regolato, dotato di una complessa rete di leggi locali, giurisdizioni gerarchiche, punizioni e ricompense. Dante si dimostra un osservatore acuto e intelligente dei vizi e delle virtù umane che pur essendo passati 700 anni sembrano appartenere all’uomo di allora come a quello attuale.

La Divina Commedia è permeata di rituali giuridici: privilegi speciali, concessioni, immunità, amnistie e assoluzioni, giuramenti e patti. Sono queste le forme del diritto che esprimono la posizione di Dante nei confronti della legge e della giustizia.

Nella ricostruzione dantesca della giustizia divina i casi limite svolgono un ruolo centrale.

Le regole vengono illustrate per essere poi velocemente infrante: i pagani sono salvati, i dannati compatiti, i giuramenti infranti, le condanne ridefinite.

Quanto è attuale lo scritto del sommo Poeta. Quanta voglia di declamarlo. Quanti a forza di leggere l’opera di Dante si sono convinti che loro, e solo loro, sono un’eccezione e che solo a loro, così elevati, deve essergli concesso il privilegio personale che nella Divina Commedia è concesso a Dante di attraversare l’aldilà, rimanendo immune dalle regole e dalle leggi che ha lui stesso ideato. Poi, non vogliamo immaginare quale, secondo gli elevati, devono essere i privilegi concessogli quando le regole e le leggi sono fatte da altri.

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