Ci voleva il sondaggio del Dottor Stefano Tenti per sapere che la “sindaca” Lucia Tanti, dopo anni di sindaco dissimulato, è la più conosciuta dagli aretini, ci saremmo stupiti dal contrario.
Chi amministra ha una visibilità ovvia, è sempre oggetto di osservazione dei media, dei social, ma essere visibili o conosciuti non corrisponde automaticamente ad un giudizio positivo né sull’operato, né sulla persona.
Ci saremmo aspettati un quesito chiaro e dall’esito inconfutabile, invece sembra che la domanda posta verteva sul chiedere se: “il candidato è conosciuto e in caso positivo, la percentuale di fiducia riscossa ( tra coloro che dichiarano di conoscere il candidato) come possibile sindaco” e di conseguenza da quanto si apprende dai media sembra proprio la scoperta dell’acqua calda.
Chiaramente chi lo ha commissionato sapeva benissimo quale era l’obbiettivo e soprattutto l’effetto della diffusione dei dati, quindi, avrà avuto le sue buone ragioni per commissionarlo e diffonderlo. Ma una domanda sull’effettivo interesse a candidarsi forse lo pone.
Certo è che ad Arezzo il cosiddetto campo largo, caso mai esistesse, è sicuramente in letargo e non sembra proprio avere voglia di battere un colpo, eppure dovrebbe essere all’opposizione da oltre dieci anni e ci si potrebbe immaginare la voglia di tornare nella stanza dei bottoni del comune, invece no, sembra che gli va propri bene lo status quo, insomma, che governi pure la destra.
Ma ancora più imbarazzante sembra essere il PD, oppure è meglio dire i PD, che se ne guardano bene di farci sapere quale è l’orientamento prevalente di questo partito per l’indicazione di un candidato sindaco, oppure, che ce lo dicano che magari rinunciano a priori ad avere un loro candidato sindaco, insomma che anche a loro in fondo va anche bene che governa la destra.
Ma ad Arezzo succede di tutto, e leggere che Domenico Giani, che sembra essere stato corteggiato da destra e da sinistra (ma non solo lui, sembra che è successo anche con altri) arriva a dichiarare che è lui che rinuncia alla candidatura, infatti dichiara : ” non mi candido a sindaco, grazie della fiducia, porto avanti i miei impegni” , certo che se è vero il corteggiamento trasversale, questo ci fa capire come sono messi i partiti ad Arezzo, o quello che ne resta, ovvero non scelgono i loro candidati per condivisione delle idee politiche, per impegno politico, per un progetto ideale politico condiviso, no, sembra proprio che li vanno a cercare al di fuori dalle loro organizzazioni politiche o club privati.
C’è da chiedersi perché un giovane dovrebbe frequentare un partito, fare politica per poi scoprire che tanto lui, lì dentro, non potrà mai ambire a fare il candidato sindaco ( o altro) ?
Se questo è il criterio per selezionare la classe politica dirigente e in più non esistono differenze tra la destra e la sinistra , visto che vanno bene tutti purché non facciano parte dei club chiamati partiti, perché andare a votare ? Tanto sono tutti uguali! Infatti a votare non ci va più il 60% degli aventi diritto .
Oppure c’è dell’altro che magari non si può sapere o non si deve sapere, e quindi il sindaco non lo scelgono i partiti o i club chiamati partiti …. vogliamo ancora credere che non sia così.

